martes, 1 de junio de 2010

No! Pagliaccio non son, ma...

Si può? Si può?
Signore! Signori!
Scusatemi
se da sol mi presento...
Io sono il Prologo!
Poiché in scena ancor
le antiche maschere mette l'autore,
in parte ei vuol riprendere
le vecchie usanza,
e a voi di nuovo inviami.
Ma non per dirvi, come pria:
"Le lacrime che noi versiam son false!
Degli spasimi e de' nostri martir
non allarmatevi!"
No, no. L'autore ha cercato invece
pingervi uno squarcio di vita.
Egli ha per massima 
sol che l'artista è un uom,
e che per gli uomini
scrivere ei deve,
ed al vero inspiravasi.
Un nido di memoria
in fondo a l'anima
cantava un giorno,
ed ei con vere lacrime scrisse,
e i singhiozzi il tempo gli battevano!


Dunque vedrete amare,
sì come s'amano
gli esseri umani;
vedrete de l'odio i tristi frutti.
Del dolor gli spasimi;
urli di rabbia, udrete,
e risa ciniche!
E voi, puttosto che le nostre
povere gabbane d'istrioni,
le nostr'anime considerate,
poiché siam uomini di carne e d'ossa,
e che di quest'orfano
mondo al pari di voi spiriamo l'aere!
Il concetto vi dissi,
or ascoltate come'egli è svolto.
Andiam! Incominciate!


I Pagliacci, prólogo de Tonio; Ruggero Leoncavallo (1857-1919)