Si può? Si può?
Signore! Signori!
Scusatemi
se da sol mi presento...
Io sono il Prologo!
Poiché in scena ancor
le antiche maschere mette l'autore,
in parte ei vuol riprendere
le vecchie usanza,
e a voi di nuovo inviami.
Ma non per dirvi, come pria:
"Le lacrime che noi versiam son false!
Degli spasimi e de' nostri martir
non allarmatevi!"
No, no. L'autore ha cercato invece
pingervi uno squarcio di vita.
Egli ha per massima
sol che l'artista è un uom,
e che per gli uomini
scrivere ei deve,
ed al vero inspiravasi.
Un nido di memoria
in fondo a l'anima
cantava un giorno,
ed ei con vere lacrime scrisse,
e i singhiozzi il tempo gli battevano!
Dunque vedrete amare,
sì come s'amano
gli esseri umani;
vedrete de l'odio i tristi frutti.
Del dolor gli spasimi;
urli di rabbia, udrete,
e risa ciniche!
E voi, puttosto che le nostre
povere gabbane d'istrioni,
le nostr'anime considerate,
poiché siam uomini di carne e d'ossa,
e che di quest'orfano
mondo al pari di voi spiriamo l'aere!
Il concetto vi dissi,
or ascoltate come'egli è svolto.
Andiam! Incominciate!
I Pagliacci, prólogo de Tonio; Ruggero Leoncavallo (1857-1919)
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